Nick Croshaw: l’uomo che per primo scoprì l’esistenza dei punti di salto. A lui sono stati dedicati libri, film e quant’altro. La Capsule di oggi ci parla proprio di lui.


Recensione JUMPER

US/Colore/123min

Di: Kevin Lazarus

Quando la Global/Nexus l’anno scorso annunciò di stare lavorando ad un altro biopic del famoso pioniere spaziale Nick Croshaw, sembrava assurdo. Ormai la sua storia la conoscono anche i sassi; dai suoi interminabili studi sull’anomalia cosmica che sembrava inghiottire intere navi fino a diventare il primo uomo a scoprire un punto di salto navigandovi con successo. Sappiamo già come va a finire. L’abbiamo visto in Vid, nelle canzoni, sono certo che qualcuno l’ha persino dipinto, ma la vera novità… è che stavolta pare davvero bello.

Partendo da una sceneggiatura del semi-sconosciuto Thomas Goss, Prods è riuscito ad attirare talenti di prima classe come Michael Forbe (Croshaw), Lima Hannigan (Baxter) e la regista Ariel Kalil (Requiem’s Run). I testi e l’impatto visivo hanno il giusto effetto vèritè che mai s’impone esageratamente. Riesce a donare vitalità e necessità a ciò che era un po’ il tallone d’Achille delle precedenti produzioni della stessa storia: i primi tempi. Questo periodo della vita di Croshaw è costellato di tentativi e fallimenti, la ricerca della causa per capire come attivare l’anomalia è in effetti materiale un po’ pesantino, trattandosi essenzialmente di argomentazioni riguardo l’astrofisica e le ondulazioni nello spazio-tempo. In qualche modo i produttori sono riusciti ad alleggerirlo abbastanza da renderlo accessibile e in grado di coinvolgere l’osservatore, senza mai abbandonare gli elementi intellettuali del discorso.

Quando si giunge al tentativo di Croshaw di attraversare la piega spazio-tempo per la prima volta, il film cambia tono divenendo più simile ad un’avventura convenzionale, ma con l’ottimo lavoro svolto nell’incipit la posta in gioco risulta chiara come non mai, perciò lo spettatore è pronto per un ritmo un po’ più frenetico, che ci porta precisamente al pezzo meglio riuscito di tutta l’opera. Tutti conoscono i pericoli del navigare in un punto di salto, un’esperienza simile alla navigazione in un campo di asteroidi con i postbruciatori al massimo. Almeno, così ci hanno detto. Ora, possiamo sperimentarlo anche noi; la velocità accecante, il vile terrore, ma anche l’adrenalina, quella sensazione di correre sulla lama di un rasoio e poi arrivare dall’altra parte. E tutto questo è ancora più folle se pensate che succede veramente.

La fotografia è impeccabile quando Croshaw sbuca dall’altra parte del punto di salto, riuscendo a riproporre il sistema omonimo come quando venne visto la prima volta, compresa quella sensazione di meraviglia che sono sicuro lui abbia provato.

Dal punto di vista tecnico niente da ridire, tutto a regola d’arte. La colonna sonora di William Kurtz spazia parecchio ma sa essere anche intima.

Il film si rivolge ad una buona fetta di pubblico, ma probabilmente i ragazzi più giovani non apprezzeranno i dialoghi più scientifici. Disponibile questa settimana per Dish and Wave, costi standard ul/dl.

 

Traduzione a cura di Alex Miura.
Articolo originale disponiblie presso Roberts Space Industries.